Capitolo Otto. Fdor M. Dostoevskij: il filosofo del male e della
libert.
Introduzione. Per Dostoevskij una strada in salita. Il perch di
una scelta.
Una cosa  inserire un autore in un manuale di storia della
filosofia citandolo in poche righe e un'altra  dedicargli un
intero capitolo. Il Manuale cui questa antologia fa riferimento,
ha fra le novit pi rilevanti il fatto che dedica un intero
capitolo a Leopardi e uno a Dostoevskij, considerandoli perci due
filosofi di primaria importanza.
Se da una parte la grandezza filosofica di entrambi  di per s
evidente, dall'altra il fatto che gli altri manuali li ignorino
completamente suggerisce la necessit di una spiegazione. In
questi ultimi anni sono stati pubblicati numerosi saggi di
contenuto filosofico dedicati al pensiero di Leopardi e ci pu
essere considerato una dimostrazione eloquente del vivo interesse
che attualmente il poeta di Recanati suscita come filosofo e
quindi la decisione di dedicargli un intero capitolo di un manuale
ha il merito di aver anticipato scelte che probabilmente in futuro
saranno di molti.
Per Dostoevskij la possibilit di affermarsi come filosofo appare
ancora come una strada molto in salita, perch nei suoi confronti
pesano pregiudizi diffusi e ben radicati. Come ricorda V. Strada,
egli era libero da una fiducia pregarantita nel progresso e
tutti coloro che ancora oggi continuano a fare riferimento allo
schema progressista, che egli riteneva fosse vecchio e superato
gi ai suoi tempi, reagiscono accusandolo di essere un
conservatore, o peggio, un reazionario. Essi non capiscono che
egli criticava i progressisti non perch idealizzasse il passato
invece del futuro, ma perch li considerava anime belle, degli
ottimisti ingenui che non capivano n l'uomo, n la storia.
Gi poco dopo la sua morte l'atteggiamento di ostilit nei suoi
confronti emerse in uno scritto del filosofo positivista N.
Michajlovskij (1843-1904), una delle guide dell' intelligencija
russa degli anni Ottanta (maggiori approfondimenti nel Quaderno
terzo/9), il quale nell'opera Un talento crudele, fraintendendo il
suo pensiero, lo accus di sadismo. Michajlovskij non aveva
compreso che Dostoevskij sottolineava il piacere che talvolta
l'uomo prova nel fare il male per smascherare l'ingenuit di
quelle dottrine filosofiche che, ipotizzando l'uomo tutto
razionale o comunque razionalizzabile, non tengono in adeguata
considerazione la presenza del male e la sua forza.
La critica al socialismo  stato un altro dei motivi che ha
favorito l'emarginazione di Dostoevskij per circa un ventennio,
dalla sua morte alla fine del secolo, quando finalmente la sua
personalit filosofica ebbe l'occasione di emergere per merito di
Nietzsche (vedi manuale pagine 202, 205 e 227). Da allora egli 
sempre stato considerato in Russia un filosofo fra i pi grandi.
In Occidente invece solo ai nostri giorni il clima culturale
sembra essere diventato pi favorevole ad una lettura filosofica
delle opere del grande scrittore.
Per queste ragioni abbiamo esposto il suo pensiero in un continuo
confronto con autori e problematiche che occupano un posto
importante nella storia della filosofia dell'Ottocento (i
positivisti, Feuerbach, i socialisti, Nietzsche, la questione del
razionalismo, dell'ateismo, del socialismo, del cristianesimo,
eccetera), convinti che questo metodo espositivo possa risultare
sufficientemente efficace per aiutare a comprendere l'importanza
del contributo di Dostoevskij al dibattito filosofico della sua
epoca.
